Spettatori cinematografici a Roma negli anni Cinquanta

15 febbraio 2013

Wi-Fi pubblico a Venezia. E però …

23 giugno 2009

Il Wi-Fi pubblico è senz’altro gratuito, ma non sempre è proprio libero. Mentre può essere comprensibile che i centri commerciali vogliano raccogliere informazioni sulla navigazione e ci mandino mail e sms pubblicitarie a fronte delle aree wi-fi gratuite che mettono a disposizione, è un po’ più complicato capire che ci debba fare con tutte queste informazioni il Comune – ad esempio il Comune di Venezia:

Venezia si accinge a lanciare un servizio di connettività senza fili, fruibile inizialmente da parte dei residenti e presto esteso anche a chi nella città lagunare lavora o studia. […] Il servizio è stato battezzato “Cittadinanza Digitale” ed è offerto dalla pubblica amministrazione previa registrazione di un account utente personale. Come si spiega sul sito del progetto, i residenti nel Comune di Venezia possono sin d’ora attivare il proprio accesso specificando il proprio numero di carta d’identità e quello della SIM, intestata a proprio nome, del cellulare. […] I minorenni (con un’età minima pari a 15 anni) o coloro che non dispongono di un indirizzo e-mail (anch’esso indispensabile per completare l’accredito) potranno comunque rivolgersi agli URP (Uffici Relazioni con il Pubblico) per espletare le formalità del caso.

leggi l’articolo: ilsoftware.it

If the emperor has no clothes, history will expose him

11 giugno 2009

The Roman ruler Tiberius was as notorious for his sexual frolics as he was keen to keep them quiet. Remind you of anyone?

(pubblicato sul Times il 3 giugno 20090 a firma di Mary Beard, professor od Classics dell’Università di Cambridge )

Benito Mussolini notoriously saw himself as a new Augustus, a 20th-century reincarnation of Rome’s first emperor. Sixty years later (and almost as far to the Right), Silvio Berlusconi seems more reminiscent of Augustus’s stepson and successor, the emperor Tiberius, who ruled the Roman world from AD14 until he was smothered in his bed in AD37 by the Prefect of the Praetorian Guard (Rome’s equivalent of the Head of the Security Services).

Rumour of sexual frolics with adolescent favourites on secluded Mediterranean islands are no doubt the most newsworthy thing that the Italian Prime Minister and Tiberius have in common. Mr Berlusconi has chosen Sardinia as the playground retreat of his old age. Tiberius spent most of his early seventies on the island of Capri, in his so-called Villa of Jupiter (a property that fell not far short of Mr Berlusconi’s Villa Certosa in its lavish amenities, boasting heavy security and a thalassotherapy pool, among other luxuries). Leggi il seguito di questo post »


Sicurezza

9 giugno 2009

Veronica and her Body Guard

31 maggio 2009

Ho sempre sognato di occuparmi di cronaca rosa. Mi vedevo già con tailleur rosa e rossetto rosa, capello ossigenato e l’aria sognante di una vecchia adolescente che abbia appena finito di leggere un romanzo di Liala. E poi, a parte gli scherzi, si fa una bella vita, con la cronaca rosa. Poi, verso i 60 anni, un bel libro di costume e società, e vai. Consegnata alla storia del Bel Paese.

Oggi vedo una ghiotta occasione per realizzare in un breve post il mio sogno.

Daniela Santanché rivela a Libero (non è un supplemento di Chi?, è un quotidiano di politica, informazione e cultura) che Veronica Lario ha da molto tempo un nuovo compagno. Trattasi del capo del servizio di sicurezza di Villa Macherio. Somiglierà a Kevin?

Berlusconi «ha tentato di tutto per tenere ugualmente in piedi la famiglia. Ha rinunciato ad avere al fianco la sua donna, ha accettato che l’Italia non avesse una first lady, ha messo da parte il suo orgoglio di uomo. Con la moglie ha fatto un patto: andiamo avanti, non sfasciamo tutto, ha pensato ai figli, ai nipotini. Insomma, ha fatto quello che pochi uomini, soprattutto nelle sue condizioni, avrebbero il coraggio di fare. Ha accettato ciò che pochi uomini accettano» (Corriere della Sera).

Immagino Berlusconi che piange e sospira sulle spalle (?) della Santanché in Sardegna, durante una di quelle tristi feste piene di veline ma prive di senso, perché lei non c’è. E Briatore che fa «E dai Silvio! Con tutta sta f… che gira!». Ci siamo stati un po’ tutti a queste feste. Il primo che piange perché lei non c’è finisce chiuso al bagno, poverino …

E poi che volete che vi dica? Oltre che per i romanzi di Liala, faccio le quattro del mattino anche per quei vecchi film con Amedeo Nazzari ragazzo padre. Sono fatta così. Lo capisco, a Silvio.


Mexico Express

28 aprile 2009

Nicola Okin Frioli è un fotografo italiano che da tanti anni vive in Messico. E affronta con i suoi strumenti la paura generata dalla febbre suina.

Ecco una delle immagini della galleria che sta aggiornando in tempo reale sul suo sito

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Alla lunga, siamo tutti uguali

22 aprile 2009

Dalla rivista Pediatrics: Analisi dell’effetto dei videogames violenti sull’aggressività dei bambini e degli adolescenti di culture differenti (quella statunitense, considerata una cultura “violenta” e quella giapponese, considerata una cultura “non violenta”).

A breve termine: l’aggressività stimolata dai videogiochi violenti viene modulata dall’ambiente culturale, infatti si osserva una differenza significativa tra i ragazzi americani e quelli giapponesi.

A lungo termine: gli indici di aggressività tendono a raggiungere valori simili nei due gruppi, specialmente se l’esposizione è avvenuta nei soggetti più giovani.

N.B. Negli Anni 80 la media settimanale di ore trascorse dagli adolescenti americani ai videogiochi era di 4 ore; nel 2000 è salita a 13 ore.


Presi Per Caso

19 aprile 2009


Quello che ho ascoltato l’altra notte all’Alpheus non era un concerto. Molto di più. Era il doppio sei uscito da un lancio di dadi gettati controvento, un bicchiere di vino corposo alzato alla luna, la faccia cattiva di un vecchio clown, la ruga di un marinaio consumato dal sole.


Ascoltare i Presi per Caso, gruppo di ex detenuti i cui complessivi anni di galera sono inferiori solo al numero delle ovazioni che il pubblico tributa loro all’inizio di ogni nuovo pezzo, è un’esperienza che ti strappa sorrisi e che ti fa pensare. Alla fine una spallata butta giù tutte le giudiziose certezze e le idee perbene che credevi di avere.


Sondaggio Di Girolamo

17 aprile 2009

Giacomo di Girolamo ha detto che non darà nemmeno un centesimo di euro per gli aiuti ai terremotati.

NB: alle 23.50 del 16 aprile il sito Marsala.it, dove è pubblicato il testo di Di Girolamo, è inaccessibile (forse per un sovraccarico). Il testo lo trovate anche qui.


Riflessione

16 aprile 2009

piccola-riflessione

Sono morti mentre dormivano, mentre cercavano di scappare, mentre si chiedevano cosa stesse succedendo. Le case sono crollate, la terra si è aperta e non ha fatto distinzioni. Sono morti bambini, ragazzi, anziani, uomini e donne. Il terremoto a L’Aquila ha buttato giù case, scuole, chiese, palazzi pubblici, pali della luce, qualsiasi cosa stava in piedi. Ha aperto l’asfalto delle strade e ha cancellato in pochi secondi la lunga storia di borghi antichi, il lavoro dell’uomo, la sua fatica, i suoi sogni.

Dopo il terremoto sono arrivate le televisioni. Le facce contrite dei giornalisti hanno raccontato, le macchine da presa hanno inquadrato, filmato la tragedia, fotografato il dolore. Così nelle case di tutti gli italiani il terremoto è entrato senza bussare e come al solito senza bussare sono entrate le lacrime, le espressioni di chi è stato colpito dalla tragedia, gli occhi spenti, gli occhi disperati, gli occhi bagnati e le voci rotte dal pianto.

Così, dopo il terremoto e dopo l’ingresso della televisione, dalle case degli italiani sono usciti fuori il cordoglio e la solidarietà. Il senso di una straordinaria fratellanza e di una sentita partecipazione che soltanto in momenti come questo riescono a bucare la coperta dell’indifferenza che ricopre solitamente il nostro vivere quotidiano e lo tiene ben al riparo da tutto quanto succede.

 Adesso, dopo il terremoto, dopo l’abbuffata televisiva e dopo la partecipazione dell’Italia tutta, quello che mi gira in testa è solo qualche domanda. Possibile che sia reale solo quello che la scatola televisiva fa vedere? Possibile che l’unico dolore capace di commuovere sia quello dietro le telecamere?